La misura del polso durante un esercizio fisico è un insostituibile indicatore di sicurezza.

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La misura del polso durante un esercizio fisico è un insostituibile indicatore di sicurezza.
Il polso: la guida per raggiungere la buona forma Poiché il polso indica esattamente con quanta energia sta lavorando il cuore, esso è il miglior metro per valutare il miglioramento della forma in un allenamento programmato. La misura del polso durante un esercizio fisi co è un insostituibile indicatore di sicurezza. La frequenza delle pulsazioni non solo indica se il corpo sta lavorando in modo sufficiente mente energico per migliorare la propria condizione di forma, ma avverte anche se si sta esagerando. Ogni battito corrisponde a un'onda di sangue spinta nelle arterie ogni volta che il cuore si contrae. L'onda si muove a una velocità fra 3,7 e 5,5 metri al secondo e si fa sentire ovunque una grande arteria corre vicino alla superficie della pelle, come in corrispondenza del polso, della gola, della fronte. Pur riscontrandosi molte variazioni da individuo a individuo, il valore della fre quenza normale del polso a riposo (cioè la frequenza del polso quando il corpo non è sottoposto ad alcuno sforzo) è fra settanta e ottanta pulsazioni al minuto.

Il valore della frequenza del polso è minimo dopo un sonno di sei ore: e qualsiasi attività, perfino solo il fatto di mangiare, lo accelera. Quando ci si alza al mattino sale da cinque a dieci battiti al minuto e continua a crescere molto lentamente nel corso della giornata. Qualunque periodo di dura fatica fisica mantiene alta la frequenza del polso anche per alcune ore dopo aver terminato. Il fatto di misurare la frequenza delle pulsa zioni durante e dopo l'esercizio è importante perché consente di avere una indicazione precisa dell'intensità di lavoro al quale il cuore è sottoposto. Se non si controlla il polso si rischia addirittura di peggiorare sempre più il grado di forma per quanto ci si alleni tutti i giorni. Quello che in realtà succede è che gli esercizi diventano tisicamente più facili; anzi tanto facili che si finisce per non esigere più è il valore di base dal quale vengono poi ri cavati tutti i calcoli per i singoli individui se condo una scala discendente.

Prima di dar l'avvio a un programma di eser cizi fisici si somma alla propria età un nume ro, quaranta, come handicap (per il fatto di non essere in forma) e si sottrae il totale da 200. Il risultato indica il valore della fre quenza del polso che non deve essere supera ta nel corso della prime settimane. Perciò un uomo di quarantacinque anni somma alla sua età la cifra di quaranta come handicap il che fa ottantacinque. Sottraendo ottantacinque da 200 si ottiene 115 e questo è il valore della frequenza del polso che deve raggiungere quando inizia il programma. Se la frequenza del polso balza oltre questo limite, egli deve ridurre l'intensità degli esercizi; se invece non l'aggiunge 115 allora l'intensità degli esercizi deve essere aumentata fino a quando rag giunge quel limite. Il controllo della frequen za del polso diventa particolarmente impor tante quando le persone riprendono gli eser cizi dopo un lungo periodo di inattività, perché spesso la loro forza muscolare è supe riore all'efficienza del loro cuore e dei loro polmoni. Può darsi che sentano di poter svolgere degli esercizi particolarmente impe gnativi, mentre in realtà sottopongono cuore e polmoni a una fatica improba; e questo si evita solamente controllando il polso e con cedendo al cuore e ai polmoni un periodo sicuro di ricupero per raggiungere uno stato equivalente a quello dei muscoli. Nel corso delle prove svolte al City Gymnasium fu ri levato che la frequenza del polso a riposo decresce in modo significativo dopo ogni mese di allenamento.

Poiché si tratta di un sistema assai valido per misurare l'andamen to di un programma, si dovrebbe, proprio al suo avvio, prendere nota del valore del polso a riposo; però, malgrado la relativa sicurezza degli esercizi fisici svolti sotto il controllo della frequenza del polso, evidentemente nessuno li deve intraprendere senza preven tivo consiglio di un medico, se soffre, o se c'è il sospetto che soffra di disturbi cardiaci. Può darsi che persone di costituzione molto debole si accorgano che la frequenza del loro polso sale vertiginosamente oltre il limite ap pena iniziati i primi esercizi: in tal caso de vono inserire delle soste fra ogni esercizio per tener basso il polso. Entro poche settimane saranno in grado di ridurre le pause e arriva re, poi, a eliminarle completamente. Man mano che la forma fisica migliora si deve incominciare a ridurre il valore del pro prio handicap e aumentare in tal modo la frequenza ottimale del polso. Infatti nel pro gramma degli esercizi fisici si raccomanda di ridurre l'handicap poco alla volta da quaran ta a trentanove, a trentotto e così via. La maggior parte degli individui al disotto dei trent'anni dovrebbe, col tempo, riuscire a eli minare completamente l'handicap; al disopra dei trenta, invece, bisogna accontentarsi di finire con un handicap residuo il cui valore dipende dall'età. A titolo di orientamento si può dire che fra i trenta e i quarant'anni si dovrebbe cercare di ridurre il proprio handi cap a meno di cinque; fra quarantacinque e cinquant'anni non si scenda sotto quindici; e oltre i cinquant'anni probabilmente non si dovrebbe scendere al di sotto di venti. Il fatto di ridurre il proprio handicap al suo valore minimo assoluto non è importante perché i maggiori benefici per il cuore e il sistema cir colatorio vengono ottenuti durante le prime fasi. Per esempio riuscire ad allenarsi a 120 pulsazioni al minuto anziché a 110 è più van taggioso che riuscire a elevare il proprio li mite di sicurezza da 150 a 160.

Misurare il battito del proprio polso diventa un fatto normale in un programma di esercizi fisici. Si appoggiano le dita della mano sinistra sul lato interno del polso destro, alla base del pollice dove si sentono le pulsazioni. Si contano i battiti per dieci secondi controllando su di un orologio e si moltiplica per sei onde ottenere la frequenza cardiaca al minuto.

La frequenza delle pulsazioni e la guida migliore per valutare {'efficacia e la sicurezza nello svolgimento di un programma di esercizi fisici. Il grafico indica un campo di frequenze innocue raggiunte durante un allenamento in palestra da un gruppo di studio di 302 uomini in età fra i 26 e i 57 anni, nessuno dei quali presentava dei precedenti di disfunzioni cardiache. Lavorando sulla base della massima frequenza possibile alla quale il cuore può battere (linea superiore tratteggiata), la frequenza di sicurezza alla quale viene consentito al polso di salire ai non allenati è calcolata come il 70 per cento del massimo. Al termine del programma di allenamento, venne consentito alla frequenza di sicurezza di salire all'85 per cento del massimo. La limitazione imposta all'incremento della frequenza del polso assicurava che chi si allenava non imponeva uno sforzo eccessivo ne al cuore ne ai polmoni.

Il neozelandese John Walker, vincitore della medaglia d'oro olimpica nel 1976 per i 1500 metri e primatista mondiale sul miglio, presenta a riposo una frequenza del polso inferiore a 40 pulsazioni al minuto, rispetto al valore medio di 72 per un polso maschile medio a riposo. Il polso di Walker dimostra quello che sembra un paradosso, cioè che un allenamento fisico, che costringe il cuore a lavorare con maggior vigore e a battere più rapidamente, si risolve in un abbassamento del ritmo cardiaco quando il corpo è in riposo. Quando ci si allena, il cuore aumenta di volume il che gli consente di sostare più a lungo fra ciascun battito mentre si riempie. Così, per esempio, un cuore che abbia una frequenza di 60 battiti al minuto impiega per riempirsi il doppio del tempo di uno che abbia una frequenza di 90 al minuto. Le altre caratteristiche fisiche che contribuiscono a fare di Walker un campione sono un basso contenuto di grasso nel corpo (tré per cento del peso corporeo totale) e una capacità polmonare superiore del 20 per cento alla media.


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