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Le tecniche alpinistiche: il free-climbing
Arrampicata e discesa in libera. Classicamente, la libera vede lo scalatore procedere di appiglio in appoggio, arrampicandosi con le gambe e usando esclusivamente la punta dei piedi. Se un arto è in movimento, gamba o braccio che sia, gli altri tré sono fermi. Il movimento fondamentale è quello verticale, altrimenti detto progressione. I movimenti obliqui o in senso orizzontale devono essere considerati situazioni eccezionali. La discesa è in un certo senso una salita rovesciata, con la differenza che i piedi agiscono di tallone e le mani, invece che in alto, si devono portare nella, posizione più bassa possibile. Normalmente il corpo si trova di fianco rispetto alla parete; nei movimenti più critici è invece parallelo ad essa, con la faccia rivolta alla roccia. Questa descrizione può sembrare anacronistica, per la sua rigidità, se si pensa alle prodezze che in questi ultimi anni sono state registrate dalle prime pagine di cronaca alpinistica. Ne sono protagonisti gli Americani, che hanno rilanciato l'arrampicata e la discesa in libera con un termine della loro lingua, ormai entrato nell'uso internazionale:
il FREE-CLIMBING.
L'uso della corda. Della corda ci si può servire in più persone (solitamente due o tré), e allora si parla di cordata, o individualmente. In quest'ultimo caso, la "solitària classica", la corda consente varie possibilità di autoassicurazione e di ancoraggio, che devono però essere fatte con tecnica perfetta. A seconda che una corda sia ancorata ad un appiglio naturale della roccia, ad un unico chiodo o a più chiodi collegati tra loro da un cordino (cui viene poi assicurato un moschettone per lo scorrimento della corda), la tecnica impiegata sarà più o meno nello spirito della "libera" o deir"artificiale". DÌ particolare interesse la tecnica della "discesa a corda doppia", che si può attuare sia in cordata, sia in solitaria. Ad un chiodo saldamente piantato nella roccia viene attaccato un moschettone, in cui passa e si aggancia la corda doppia
ta. Fatto questo, lo scalatore lega un cordino attorno alla sua coscia sinistra, tendendolo con un moschettone per agganciarvi la corda. Questa deve essere fatta passare sulla spalla destra, aderire alla schiena ed essere trattenuta dalla mano sinistra. A questo punto lo scalatore è pronto per un balzo in discesa, che eseguirà facendo scorrere la corda doppia a monte con la mano destra, a valle con la mano sinistra. Ad ogni contatto con il terreno può ripetersi, se necessario, un ulteriore balzo. Alla discesa a corda doppia si ricorre quasi sempre per il superamento di strapiombi. In questo caso la corda è disposta verticalmente e lungo di essa, lateralmente, si cala l'alpinista, dopo aver solidamente ancorato la corda in alto ad uno spuntone naturale, o ad uno o più chiodi che facciano da sostegno ad un moschettone. Nella tecnica messa a punto da Tita Piaz la corda doppia viene fatta passare tra le gambe, gira attorno ad una delle due cosce, si dispone sulla spalla opposta alla coscia legata, attraversando il petto, e viene fatta scorrere verso il basso da una delle due mani. Nel sistema "Comici" le due cosce vengono invece infilate in due anelli ottenuti da un unico anello di cordino incrociato. Si procede attaccando a un cordino il moschettone e ad esso la corda, comportandosi poi come nella descritta discesa a corda doppia.
L'arrampicata in artificiale. L'introduzione di mezzi artificiali nell'alpinismo ha consentito di risolvere praticamente qualsiasi difficoltà e di raggiungere qualsiasi obiettivo incompatibile con i mezzi naturali, per quanto raffinati e audaci fossero. Per incominciare a parlare a pieno titolo di "artificiale" bisogna ugualmente considerare l'uso della corda, dei chiodi, dei moschettoni, delle staffe. È però necessario distinguere tra un uso sporadico e un uso sistematico di questi mezzi, e fra la tecnica messa a punto in Europa e la più recente tecnica americana, in parte sollecitata dalla particolare morfologia delle montagne granitiche californiane.
Nell'artificiale classica europea si usa di solito l'imbragatura. che viene attaccata ad una corda. Si passa poi a fissare la seconda corda. Devono anche essere predisposte le staffe, fatte di due o tre traversine in lega leggera collegate da un cordino. Da questo momento la progressione in parete prevede la ripetizione di una serie di operazioni fondamentali. Lo scalatore infatti procede utilizzando alternativamente le due staffe, cioè recuperando la prima e agganciandola a un nuovo chiodo non appena ha infilato la seconda e così via. A mano a mano che sale, scaricando il più possibile il peso sulle gambe e cercando di restare in equilibrio senza forzare le braccia, aggancia
a forbice le due corde di sicurezza ai moschettoni.
La tecnica americana si distingue da quella europea per l'utilizzazione di una sola corda, di staffe di fettuccia e di nuts o chocks invece dei chiodi. È difficile descriverli per la varietà delle forme, dei materiali e delle dimensioni. Sostanzialmente si tratta di blocchetti che vengono incastrati nelle fessure della roccia, di cui non rovinano i bordi, come i moderni chiodi indeformabili di acciaio duro, con due fori che consentono di agganciarvi un cavetto ad anello. È di derivazione americana anche l'uso deì jumars, sorta di maniglie che vengono fatte scorrere sulla corda per la risalita.
Il ghiaccio. L'alpinismo su ghiaccio
prevede innanzi tutto un sapiente uso dei ramponi, dei chiodi da ghiaccio tubolari o a vite, della piccozza. Nella fase di marcia su ghiaccio, più che abilità tecniche, si richiedono prudenza ed esperienza, per saper tempestivamente individuare il pericolo, in particolare i ponti di neve sui crepacci. Solitamente si sale in diagonale; talvolta è necessario gradinare il pendio con la piccozza, che può servire anche come gancio durante brevi traversate molto ripide o, piantata nella neve dalla parte del manico, come strumento di ancoraggio. La tecnica di cordata non si differenzia sostanzialmente da quella impiegata in roccia, anche se è maggiore il pericolo di imprevisti o di cadute. La parete si attacca predisponendo con la piccozza
gradini e acquasantiere, che svolgono la funzione degli appoggi e degli appigli nella scalata su roccia. Analogamente, nei tratti più difficili, si offre la possibilità di utilizzare i mezzi artificiali, dai chiodi alle staffe. Diversi sono invece i mezzi di assicurazione sulla neve e le forme di ancoraggio, più o meno tutte organizzate attorno a quell'attrezzo meraviglioso e poliedrico che è la piccozza. Fra le maggiori difficoltà dell'alpinismo su ghiaccio, vi è il superamento delle cornici (che orlano le cime e aggettano sul versante opposto a quello di formazione, per effetto del vento), che richiedono particolare attenzione da parte del capocordata, cui spetta il compito di valutare la consistenza della neve. Il modo più comune di discesa è quello di scavare nel ghiaccio, dopo aver rimosso la neve di superficie, degli appigli a forma di fungo, attorno al quale si fa passare la corda. Un moschettone annodato ad un capo della corda servirà contemporaneamente per chiuderla ad anello attorno al fungo e perché ci si possa far passare l'altra parte della corda. Dopo che lo scalatore si è calato scivolando lungo i due capi della corda cui è aggrappato, può recuperarla facendola scorrere per il capo libero. Se la neve è troppo alta, si scende a corda doppia utilizzando la piccozza, conficcata nella neve con particolari accorgimenti per il suo recupero. Una funzione simile a quella della piccozza può essere svolta da un chiodo. Condizioni particolari del terreno possono consentire la discesa su sci, in cordata, o la discesa a scivolo, senza ramponi.
Merita un cenno l'alpinismo ad altissime quote, per le enormi distanze da percorrere nella fase dell'avvicinamento, e la conseguente necessità di trasporto di viveri, materiali e attrezzature; per la necessità di utilizzare, almeno fino a tempi recentissimi, le bombole e le maschere ad ossigeno; per il clima assolutamente particolare; per i disturbi, come nausea, inappetenza. stanchezza o insonnia, che colpiscono gli alpinisti a causa dell'altezza. Chi voglia praticare questo alpinismo deve pertanto affrontare un periodo di acclimatazione modificare la propria
dieta con abbondantissima assunzione di liquidi, affrontare un allenamento spirituale, oltre che tecnico, per reggere a ore e ore di solitudine e di silenzio in uno scenario di tutta neve.
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