|
Argomenti inerenti:
Chi pratica l'alpinismo in alta quota deve anche possedere nozioni di meteorologia,tecniche di orientamento, un allenamento alle alte quote.
Per definire, sia pure sommariamente, il "terreno di gioco" su cui si svolge l'avventura-competizione dell'alpinismo è opportuno distinguere, in primo luogo, l'alpinismo su roccia da quello su ghiaccio.
La roccia. La conoscenza delle rocce è estremamente utile all'alpinista, perché, a seconda della loro conformazione, diverse sono le tecniche, i periodi, le attrezzature da utilizzare, in particolare i chiodi.
La roccia più sicura è il granito, che si presenta in forma di grandi lastre lisce e compatte, dal profilo nitido e affilato; Gli appigli e gli appoggi sono pochi, ma saldi; crepe e camini (spaccature verticali, in cui si può introdurre tutto il corpo), assai frequenti, consentono un'arrampicata faticosa e per certi aspetti predeterminata, ma relativamente sicura. Diverse le caratteristiche delle rocce calcaree e dolomitiche. Meno resistenti del granito, soprattutto se contengono ferro (che si riconosce dal colore giallo-rossastro della roccia), sono frastagliate, talvolta terrazzate, così ricche di appigli e di appoggi da costituire un invito alla fantasia dello
scalatore.
Di più difficile descrizione sono le rocce scistose, più o meno instabili a seconda dei minerali di cui sono composte. Stratificate orizzontalmente, hanno spesso forma piramidale. Su queste montagne si pratica di preferenza, anche per motivi di sicurezza, un "alpinismo di cresta".
Il ghiaccio. L'ambiente glaciale, che si colloca al di sopra degli zero gradi estivi, è costituito da: morene, cumuli di materiale roccioso, misto a detriti, trasportato dal movimento del ghiaccio verso valle; ghiaccio spoglio, dalla lingua del ghiacciaio fino al limite delle nevi perenni; ghiacciaio innevato, sopra questo limite. Il movimento del ghiaccio è anche la causa della formazione dei crepacci, che si aprono d'estate, per la maggior mobilità del ghiaccio in questo periodo, e si chiudono d'inverno, a causa delle abbondanti nevicate. A seconda della direzione si distinguono poi crepacci trasversali, longitudinali, marginali, radiali, incrociati. Tutti, comunque, costituiscono un pericolo per l'alpinista, che deve imparare a distinguerli da vari "segnali": diverso colore della neve, fenditure sulla superficie, insolita morbidezza della neve, ecc. Chi pratica l'alpinismo in alta quota deve anche possedere nozioni di meteorologia, tecniche di orientamento, un allenamento alle alte quote, per gli effetti prodotti dalla minor quantità di ossigeno nell'aria, infine un equipaggiamento adatto alle particolari condizioni e facili modificazioni del clima.
Da quest'ultimo punto di vista l'industria di attrezzature sportive offre oggi un panorama quanto mai vario e sofisticato. Si è ormai imposto l'uso per le giacche a vento di materiali leggeri, come il Duvet (nylon e piumino d'oca) e il Goretex, che soddisfa contemporaneamente l'esigenza della impermeabilità e quella della traspirazione. La biancheria intima e la camicia devono essere di fibre naturali, i calzettoni di lana, eventualmente con sottocalze di seta, il maglione non troppo pesante, meglio due leggeri, i pantaloni in tessuto elastico o di lana, ma meglio non di velluto, perché si inzuppano d'acqua e asciugano lentamente. L'abbigliamento si completa con guanti, indispensabili sulla neve e sul ghiaccio, di lana o di nylon foderati di pelliccia; berretto di lana, che arrivi a coprire le orecchie;
ghette, che si usano soprattutto nelle marce di avvicinamento sulla neve; occhiali da neve, preferibilmente con ripari laterali che evitino l'appannamento; mantella impermeabile ed eventualmente un casco, provvidenziale nel caso di caduta di sassi. Discorso a parte meritano gli scarponi, che sono il capo più importante dell'abbigliamento alpinistico. Saranno ovviamente diversi a seconda che s'intenda praticare un'arrampicata pura o un'ascensione in alta montagna. Un tempo si usavano scarponi chiodati, sostituendoli con pedule leggere nei tratti più impegnativi. L'invenzione delle suole di gomma del tipo Vibram, consentendo perfetta aderenza sia sulla roccia asciutta, sia sul ghiaccio, ha in gran parte soppiantato gli altri tipi di calzature. Taglio anatomico della tomaia, poche cuciture, impermeabilità, suola rigida, resistenza all'usura restano comunque ancor oggi i requisiti di un buon paio di scarponi. I più sofisticati sono tuttavia quelli doppi, feltro all'interno e cuoio impermeabile all'esterno.
Completano l'equipaggiamene lo zaino e il materiale da bivacco.
L'attrezzatura tecnica è invece costituita in primo luogo dalle corde, con relativi cordini e moschettoni, anelli di metallo leggero, con un lato mobile regolato da una molla, che consente l'inserimento della corda. Alcuni alpinisti ricorrono d'abitudine all'imbracatura, o baudrier. Si tratta di un sistema di cinghie regolabili, cui viene legata la corda, e serve sia sulla roccia sia sul ghiaccio per distribuire uniformemente lo strappo in seguito ad un volo, soprattutto se all'imbragatura pettorale è abbinata quella delle cosce. Sono poi classici strumenti d'arrampicata i chiodi, la piccozza e i ramponi. Strumenti meno fondamentali, ma non meno importanti sono infine i cunei (di legno, in lega leggera o in plastica), che sostituiscono i chiodi in fessure superiori a 3 cm, il martello da roccia, le staffe, per l'arrampicata in artificiale, discensori e ascensori, rispettivamente per le
discese in corda semplice o doppia e le risalite di lunghi tratti con corde fisse.
|
|
|
|