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Fisiologia dell'allenamento
Fattore muscolare.
L'allenamento produce un aumento della massa muscolare, cioè un ingrossamento delle fibre dei tessuti. Ciò consente l'accumulo di maggiori riserve di glicogeno, la sostanza dalla cui combustione l'organismo ricava energia, e quindi l'aumento della resistenza muscolare, che è la possibilità di effettuare un elevato numero di contrazioni senza avvertire stanchezza, e della forza muscolare, cioè dell'energia sviluppata da ogni singola contrazione.
Fattore cardiocircolatorio.
Cuore e sangue sono interessati dall'allenamento a causa della necessità di una maggiore quantità di ossigeno, attinto dal sangue per la combustione del glicogeno. Il sangue risponde aumentando il suo contenuto di ossigeno;
nei muscoli si infittisce la rete dei capillari; il cuore si ingrossa, aumenta cioè lo spessore delle sue pareti e delle sue fibre, e si dilata aumentando la portata del sangue venoso assunto e di quello arterioso pompato dall'aorta. Quest'ultimo fattore abbassa la frequenza del polso e innalza di conseguenza la resistenza allo sforzo. La pressione arteriosa, sia la sistolica, o "massima", sia la diastolica, o "minima", tende ad aumentare durante lo sforzo, per facilitare la circolazione sanguigna, ma decresce rapidamente in fase di riposo.
Fattore respiratorio.
L'allenamento aumenta fa capacità dei polmoni di riempirsi di ossigeno e ne attiva tutti gli alveoli, riducendo di conseguenza il ritmo respiratorio. SÌ alza quindi la soglia del "fiato grosso", rendendosi possibile, come obiettivo ottimale, l'autonomia del respiro, cioè del ritmo respiratorio indipendente dal ritmo del lavoro,
Fattore emuntoho. L'allenamento esatta l'attività renale, con l'espulsione delle scorie prodotte nello sforzo, ma anche di quelle che eventualmente si siano accumulate nella vita sedentaria, con un benefìcio fisico generale per l'organismo. Anche le ghiandole sudoripare agiscono attivamente in questa direzione, soprattutto all'inizio dell'allenamento. Nella fase del mantenimento, invece, diminuisce la loro attività, perché si verifica un minore consumo di energia, quindi un minor aumento della temperatura corporea e, in più, da tutti i tessuti è stato ormai eliminato l'eccesso d'acqua trattenuta.
Fattore endocrino.
Vari sono gli ormoni coinvolti con l'allenamento. L'insulina e l'adrenalina intervengono a livello glicemico; l'ormone corticosurrenale a livello del metabolismo muscolare, facendo da antidoto ai veleni della fatica; l'ormone tiroideo regola l'utilizzazione focale di ossigeno e contribuisce ad imprimere efficacia al
lavoro muscolare.
Fattore osseo.
L'allenamento determina un incremento della mobilità, la flessibilità del corpo, la capacità di estendersi, di ruotare e di chinarsi senza inconvenienti; la solidità delle articolazioni, la resistenza a scosse, urti, colpi anche ripetuti. Fattore epiteliale. La pelle "allenata"sopporta più facilmente sfregamenti e strappi.
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