Valore nutritivo della carne ottenuta da animali selvatici e valore nutritivo della carne degli animali selvatici:la differenza è nel contenuto di grasso.

PERCORSO: PETTORALI ALIMENTAZIONE
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Valore nutritivo della carne ottenuta da animali selvatici e valore nutritivo della carne degli animali selvatici:la differenza è nel contenuto di grasso.
Che cosa ci può essere di più naturale di un bel pezzo di carne appena tagliata? Ricca di proteine, vitamina B e ferro, la carne è forse uno dei cibi meno lavorati. La troviamo ovunque e sotto infinite forme. Dagli hamburgers negli snack-bar, agli spiedini delle rosticcerie, alle bistecche ed alle costolette alla fiorentina o al pepe nei grandi ristoranti. La si mangia in ogni dove. Carne di vitello per gli italiani, di maiale per i tedeschi, di agnello e montone per i greci. I modi in cui cucinarla sono praticamente infiniti. Eppure, quando si parla di carne molti storcono il naso, perché la collegano a qualcosa di non totalmente naturale. Provate ad andare in un ristorante di "cibi naturali" e chiedere un piatto a base di carne. Verrete guardato, tra lo stupore generale, come un pazzo furioso. Chi, infatti, decide di dedicarsi ad un' alimentazione "naturale" elimina la carne sin dalle prime battute, lo stesso fanno coloro che hanno avuto o hanno problemi di cuore. Maratoneti e corridori di lunghe distanze non se ne cibano, dicendo che invece di rinvigorirli, la carne li infiacchisce. Per i vegetariani mangiarla è immorale, oltre che non naturale. Molti, pur riconoscendo che si tratta di un cibo positivo osservano che siccome non ci si può più fidare degli allevatori di bestiame che "gonfiano i loro animali" con potenti dosi di ormoni, preferiscono farne a meno, onde evitare guai con prodotti chimicamente inquinanti. Insomma, è opinione abbastanza generalizzata e diffusa che la carne non sia un alimento raccomandabile. Questo, però, non risponde alla nostra domanda iniziale; ne tanto meno, ci offre indicazioni dietetiche sul suo consumo. Vediamo, in sintesi, di chiarire la questione. Innanzitutto dobbiamo considerare due diversi tipi di carne: quella proveniente da animali selvatici e quella ottenuta da bestiame da allevamento. La differenza sostanziale sta nel contenuto di grasso. Il migliore esempio di animali selvatici, cioè nati e cresciuti in un ambiente totalmente naturale, ci è dato dalle creature marine. Fatta eccezione per l'inquinamento - purtroppo oggi letteralmente galoppante - è presumibile pensare che l'habitat, il modo di vivere ed il regime alimentare degli abitatori oceanici non sia mutato, e risulti del tutto simile a quello dei tempi di Noè. Storia a parte, un fatto è indiscutibile: i pesci contengono pochissimo grasso. La spigola e la passera di mare, ad esempio, ne hanno meno del%. Lo stesso tenore vale per gamberetti e calamari; mentre cozze e granchi salgono al 3% e le tartarughe un pochino in più. Per tonno e pesce spada siamo nell'ordine del 4%. Lo sgombro con il 12% è un'eccezione quasi unica.

Anche i pesci d'acqua dolce presentano queste caratteristiche, sebbene leggermente meno spiccate. Il pesce gatto 3%; la carpa 4%; la trota di lago 10%. Insomma, anche tenendo conto del condimento, i valori del contenuto di grassi in un piatto di pesce sono molto limitati e valgono mediamente, attorno al 5%. Viceversa, passando nel settore della carne di manzo, il contrasto diventa evidentissimo quasi stridente. Siamo nell'ordine del 34-39%! I motivi di una differenza così marcata sono molti e non solo legati alla diversità tra specie. Il modo in cui l'animale viene cresciuto e nutrito è, infatti, determinante. Purtroppo, oggi il sistema universalmente accettato per allevare il bestiame è uno soltanto e si basa su questa filosofia: presto ed il massimo possibile. E' inevitabile, dunque, che una mucca si carichi di grasso.

Non è facile trovare fra quelli selvatici animali assimilabili al vitello o al manzo la cui carne consumiamo normalmente sulle nostre tavole. Per quel poco che mi è riuscito di raccogliere a proposito di antilopi e zebre ho però potuto constatare che il divario di grasso è notevolissimo, e va da 1/3 a 1/4 rispetto all'animale domestico da macello. Persino le renne che per far fronte ai freddi rigorosi degli inverni polari dispongono di scorte di grasso in eccedenza, risultano essere animali più "magri" - nell'ordine minimo del 15%. Indubbiamente, da questo punto di vista, la mucca da allevamento deve considerarsi una creatura innaturale, nel senso che nelle condizioni in cui la riduce l'uomo non sarebbe probabilmente in grado di sopravvivere in un ambiente selvatico. Perché per farcela dovrebbe essere di gran lunga più magra e di conseguenza agile e veloce. Polli e galline, a ragione, sono ritenuti animali meno grassi dei bovini. Un polletto arrosto contiene circa il 18% di grasso; il cappone sale al 21%. Non esistono gallinelle selvatiche a zonzo per i boschi, ma, per quanto approssimato, il paragone con la quaglia che è selvatica, regge. Ebbene, il suo contenuto in grassi e solo del 7%. Un animale la cui alimentazione non ha subito cambiamenti drastici è il coniglio. Ed infatti fra quello domestico ed il selvatico v'è soltanto una lieve differenza si passa dall'8% al 5%.

Abbiamo assodato che chi desidera dimagrire, deve nel modo più assoluto, cercare di evitare i grassi, che sono un concentrato spaventoso di calorie. A questo punto qualcuno si aspetterebbe dicessi: basta con la carne! No, non lo dico. Dico, molto più semplicemente, continuate a mangiarla, ma con più attenzione, pensandoci. Un metodo indolore, ma redditizio, è, ad esempio, quello di rifilare ed eliminare le parti grasse. Sovente in una bistecca e possibile farlo, anche senza star li a sezionarla in mille pezzettini. Vi garantisco che l'operazione rende. Ogni 30 grammi circa di grasso rimosso risparmiate la bellezza di 250 calorie. Se entrate in quest'ordine di idee in un mese e senza accorgervene, potete arrivare ad eliminare dalle 500 alle 1500 calorie - a seconda della frequenza e della quantità di carne che siete soliti consumare.



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