L'essere forti, resistenti, veloci dipende dalle riserve di ATP e dalla velocità con cui vengono ricreate le molecole di ATP.

PERCORSO: PETTORALI
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L'essere forti, resistenti, veloci dipende dalle riserve di ATP e dalla velocità con cui vengono ricreate le molecole di ATP.
La caratteristica dell'organismo di un atleta ben preparato consiste nel sapere miscelare nel modo più redditizio i due carburanti che ha a disposizione: i grassi e gli zuccheri. Naturalmente lo fa senza accorgersene. Per azioni molto blande, quindi, con­viene utilizzare so­prattutto i grassi, pre­senti in maggiore quantità nel nostro fi­sico. La miscela con prevalenza di zucche­ri va invece riservata per le azioni o gli esercizi più brillanti. L'allenamento ha proprio il compito di educare il sistema neuromuscolare a ri­correre alla soluzione grassi-zuccheri più adatta alla esigenza del momento. In questa maniera si evitano inutili spre­chi, come quasi sem­pre si verifica in atleti poco allenati. Costo­ro, per mancanza di preparazione, tendo­no, infatti, a consu­mare (involontaria­mente, certo!) le mi­scele più «ricche», an­che quando un ritmo blando farebbe prefe­rire soluzioni più economiche, quelle con i grassi, per l'appunto.

Il pericolo è di ritro­varsi «a corto» di zuccheri quando il livello della gara cresce. Se calciatori come Signori, Baggio o Massaro sono poco allenati, rischiano, an­che per i semplici trasferimenti da una par­te all'altra del campo, di attingere continua­mente alle riserve di zuccheri. La conseguenza è di esserne sforniti pro­prio nei momenti decisivi, quando la indi­scussa classe potrebbe fare loro compiere qualcosa al di fuori del comune... Speriamo che la tua squadra del cuore abbia un buon preparatore atletico!

L'essere forti, resistenti, veloci dipende in fin dei conti da quanto sono voluminosi i tré serbatoi e dalla possibilità di erogazione dei loro rubinetti, ovvero da quante riserve di ATP abbiamo e a quale velocità riuscia­mo a ricostruirle. Scopo dell'allenamento, quindi, è pro­prio quello di fare aumentare il volume (ca­pacità) del serbatoio e il diametro del foro di uscita (potenza). La crescita della capacità e il migliora­mento della potenza di tutti e tré i meccani­smi sono in un certo senso la sintesi di que­sto testo. Quanto detto, naturalmente, va letto con estrema elasticità. I meccanismi che riforni­scono energia, infatti, non sono tré compar­timenti stagni, fra loro incomunicabili. La fortuna per l'uomo consiste proprio nel sapere ricaricare l'ATP con una svaria­ta gamma di combinazioni e gradazioni, do­ve questi processi energetici interagiscono fra loro a seconda delle necessità.

Una caratteristica molto importante del sistema aerobico è che nei livelli più blandi, una passeggiata una corsetta a ritmo non sostenuto, una lunga e tranquilla nuotata, si viene a instaurare una sorta di perfetto equilibrio. L'energia necessaria per compiere questi movi­menti è, infatti/ garantita dalla quantità di ossigeno assunta con la respirazione e sufficiente alla com­bustione del quantitativo di grassi necessario. Tale stato di equilibrio si chiama steady-state che in inglese vuole dire stato costante, fra l'altro molto gradito in quanto non provoca fatica e da la sensa­zione di poter continuare all'infinito. Più si è allenati, naturalmente, più è alto il ritmo che si può mantenere in steady-state, quindi con pressoché azzerato consumo di energie preziose.

Glicogeno + ossigeno = anidride carbonica + acqua + energia per ricostruire le molecole di ATP
grassi + ossigeno = anidride carbonica + acqua + energia per ricostruire le molecole di ATP
Anidride carbonica ed acqua sono facilmente elimi­nabili attraverso l'apparato respiratorio, renale e at­traverso la sudorazione.


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