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Mangiare poco può portare ad una perdita di massa magra ed ad un aumento di grasso corporeo.
È tanto difficile arrivare all'idea che se si mangia al di sotto del proprio fabbisogno, l'organismo è costretto a ridurre il consumo energetico, col taglio delle spese «futili», ovvero dei cicli chimici non determinanti, e a predisporsi al risparmio e all'accumulo, assimilando di più per produrre una «disperata» riserva (grasso) in previsione delle ore in cui si troverà in «deficit» di nutrienti?
Si sente dire spesso (talvolta anche da medici) che nessuno è ingrassato nei campi di concentramento .Va aggiunto, però, che moltissimi di coloro i quali sono sopravvissuti ai lager, ritornati ad una vita normale, sono andati in forte eccedenza di grasso.
Altra osservazione: misurando, mediante bio-impedenziometria, la composizione corporea di donne anoressiche, si riscontra che molte di esse hanno una percentuale di grasso superiore alla norma. Ciò induce a un'ulteriore considerazione: mangiare al di sotto del proprio fabbisogno fa perdere soprattutto massa magra.
L'erosione della massa magra riduce ulteriormente il consumo energetico per la minore presenza di tessuti attivi da nutrire. Inoltre, una riduzione della massa magra è indice di una debilitazione organica generale che si accompagna a deficit enzimatici, ormonali, nervosi e circolatori e a ridotta efficacia del sistema immunitario, con maggiori probabilità di contrarre infezioni, allergie, intolleranze e malattie auto-immuni, e con minori capacità di contrastare mutazioni genetiche oncogene (tumori).
Ritorniamo, quindi, al discorso dell'adattamento. Se un corpo perde massa magra tenderà a recuperarla. Ciò significa che è proprio la riduzione di massa magra a innescare la tendenza a una maggiore assimilazione nonché l'accensione continua della spia della fame. Quindi, anche il semplice ritorno a una alimentazione moderata e normale (nel caso in cui si riesca a controllarsi) creerà recupero sia di massa magra sia di grasso il quale, per motivi preventivi e per il metabolismo rallentato (tendenza al risparmio e all'accumulo), verrà riportato a una quantità superiore a quella di partenza. Tutto ciò è semplicemente adattamento; cioè, in previsione che si possa di nuovo incorrere in forti riduzioni di apporto nutritivo, il corpo si forma una riserva di grasso più consistente per tentare di «difendere» la massa magra da una nuova eventuale «carestia».
Inoltre, sono proprio i muscoli a far da «pompaggio» sulle vene (le quali non hanno la buona intrinseca elasticità delle arterie) che, insieme ai vasi linfatici, «richiamano» i liquidi accumulati nei tessuti all'esterno delle cellule (acqua extra-cellulare o liquidi interstiziali). Quindi, anche la ritenzione idrica e di tossine può dipendere dal modo di nutrirsi: un'alimentazione scarsa o dissociata o disordinata, facendo ridurre massa e tono muscolare, causa un più lento ritomo venoso.
Infine, anche gli organi interni fanno parte della massa magra, per cui possono rimanere condizionati da una nutrizione inadeguata: deficit di nutrienti ed eccesso di tossine alterano le funzioni cellulari e il loro «compito» generale.
L'organismo non è un macchina che brucia e produce calore ma una macchina bio-chimica composta di cellule che si auto-rinnovano. Gli elementi che si apportano con la nutrizione non servono solo a fornire calorie e, quindi, energia per le funzioni organiche e le attività muscolari, ma anche per fornire elementi di struttura e di attivazione generale. Il nostro corpo, dunque è un continuo laboratorio chimico in cui elementi fondamentali devono essere continuamente apportati e dove le sostanze vengono continuamente trasformate e riorganizzate secondo le esigenze contingenti. La legge del minimo indica che, per una buona espressione bio-chimica, i vari elementi devono essere presenti in certe quantità e in certi rapporti rispetto ad altri. Ecco perché scegliere un cibo piuttosto che un altro basandosi sul contenuto calorico è un controsenso: gli orientamenti si dovrebbero basare sul contenuto bio-utilizzabile dei vari alimenti e sul loro tipo di distribuzione temporale e di associazione.
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